Melloblocco

Entro in Valle in una quiete quasi surreale per essere maggio. Un tizio che sembra avere un armadio sulla schiena mi guarda con un misto di sospetto e curiosità. “Ahò, ma se scala anche co a’ corda qui?”. Guardo il precipizio e

Jacopo Merizzi assicura Olivo Tico sul “massimo del minimo” durante il Melloblocco

istintivamente sono infastidito.

Non è colpa sua.

Siamo diversi.

Io potrei fargli la stessa domanda per il boulder e infastidirlo!

Quindi gli dico: “Si!”. Annuisce e prosegue.

Jacopo Merizzi assicura Olivo Tico sul "massimo del minimo" durante il Melloblocco

Penso di essere un vecchio conservatore reazionario, non so se con compiacimento o commiserazione.

Ieri ha piovuto, oggi invece c’è il sole, e tutto lascia pensare che farà caldo. Ma forse si alza il vento. Con Elena entro in valle senza sapere cosa andremo a fare. Dipende da cosa ci ispira al momento.

Decidiamo di fare Kundalini. Lei non l’ha mai fatta e allora partiamo.

Ironizziamo sul fare uno speed record. “Alé, come Alex Huber!”.

Alla fine del primo tiro incontro un brizzolato più vecchio di me appollaiato in sosta. Mi sistemo anch’io come un pipistrello sul comodo risalto coperto da un tetto.

Tranquillo e serafico parte, munge senza pensarci due volte il primo chiodo, e sparisce dietro l’angolo, non prima di avermi guardato con occhio strano dicendomi “il mio maestro mi ha insegnato così!”. Lo guardo come se non fosse vero, sto cercando nell’archivio confuso delle mia mente. Eppure l’ho già visto! Quando arriva Elena parto e il secondo tiro è fatto. Dalla sosta sento degli urletti a commento dei passi più duri, e vedo una camicia bianca svolazzante… Nel frattempo ripenso a quella faccia “Alé, dai che va! Bellissimo! Superlativo! Aaaalé!”

Adesso siamo paralleli su due vie vicine, e ci vediamo tutt’e quattro. La dinamica coppia alla nostra destra saluta, augura buona giornata e dichiara di voler fare il “massimo del minimo”! Cochise, la “serpe ripresa”, una placchetta di raccordo e finire di nuovo su Kundalini. E ripartono veloci e leggeri. Raccordo il terzo e il quarto tiro, li vedo sui giardini sospesi in mezzo all’oceano di placche. Eppure…

Il Disgrazia si staglia sovrassaturo di neve. Bellissimo!

I vecchi malefici svolazzano via leggeri, io mi consolo pensando che chi va sano va lontano. E poi chi se ne fotte. È una giornata talmente bella. E il Guerini pare ci abbia addirittura dormito per godersi più a lungo la scalata.

Sopra è un po’ bagnato, e dentro me penso solo che voglio arrivare in fretta per capire bene da vicino chi sono ‘sti due canuti eroi della placca spalmata, che divorano a grandi falcate con scarpe palesemente troppo grandi…

Ma non ce n’è, appena mi sembra di poterli raggiungere, loro riaccelerano e scompaiono veloci e precisi dietro gli angoli e sopra i tetti della parte finale di Kundalini. Maledetti bastardi. Tra un blocca, un vengo e un “alé” sono spariti, non li vedo né li sento più.

Penso al fatto che si possa scalare anche con la corda in val di Mello, c’è vento da nord e un discreto silenzio.

Recupero la corda e nel frattempo guardo un ragnetto che si industria a impacchettare la sua preda, probabilmente per offrirla alla sua bella questa sera.

 

Postfazione

*Sono arrivato in cima semicongelato, partito in maglietta per lo “speed record” non ho tenuto conto del fatto che la mia fidanzata non si chiami Alex Huber e che il sole giri

*i “vecchi” svolazzanti erano solo Jacopo Merizzi e Olivio Tico. Se non sapete chi sono, mettete “google immagini” e sapevatelo

*comunque ci abbiamo messo poco più di 3 ore, i due “vecchi” poco meno. La prima volta che ho fatto Kundalini mi sono calato!

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