Gli ultimi tre mesi, poi in Sudafrica

Breaking news, ho tempo da dedicare a me stesso.

Quindi faccio un breve riassunto di ciò che ho visto e fatto negli ultimi 3 mesi, che sono stati itensi!

PS: se clicchi sulle foto si ingrandiscono

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Prima ho dedicato giorni, anzi, settimane al progetto SMOG2015 con Paolo Marazzi, e non è ancora finito! Adesso arriva il bello, il video. È l’ultima “fatica” prima dell’estate!

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Poi siamo partiti con delle prove, in Grignetta, dove tra l’altro Paolo ha fatto una prima discesa (che, nel 2015 nella montagna forse più frequentata d’Italia non è male!)

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Quidi il viaggio è cominciato

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Ed è andato bene!

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Per alternare un po’ di azione al lavoro di ufficio, con CAMP abbiamo creato un lavoro diverso, una campagna pubblicitaria dalla A alla Z. Insieme al gruppo di lavoro di Sfelab ci abbiamo dato dentro e ne è uscita una serie di immagini di cui questa del Matik è la prima che vedete pubblicata sulle riviste europee.

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Nel frattempo, tra un 8c e l’altro, nell’attesa del “colpo grosso”, ho avuto la fortuna di veder scalare Stefano Carnati, a Finale. Una birra al primo che mi dice le due vie! ;-)

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Sempre in giro, è partito un lavoro con Specialized, dove oltre a vedere come lavorano le aziende del settore, ho avuto la fortuna di conoscere e fotografare i 30 secondi Vincenzo Nibali, sperando che la folla non travolgesse la mia attrezzatura!

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Con Vibram quind parto alla volta di finale, ma questa volta per correre. Oltre al lavoro video, che era il mio compito, ho scattato un paio di foto…

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E siccone quest’anno si corre più che scalare, via di nuovo con Lasportiva alla volta di Iseo, dove con due atleti facciamo una serie di scatti per il catalogo. A fine giornata finiamo nelle torbiere di Iseo. Ci sono rimasto tutta la notte a fare foto per i fatti miei!

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E arriviamo ai giorni correnti dove con CAMP, oltre a vedere il Melloblocco conosco quella che secondo me sarà una delle donne da battere del prossimo decennio, Janja Garnbret, che qui posa sotto la pioggia su un 7b…

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E poi con la leggenda, Glowacz, col quale visitiamo il Formaggino, falesia dal nome tanto brutto quanto belle sono le sue linee!

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Siamo a ieri, o l’altroieri, dove ho perso un po’ di tempo a fare prove di luci e colori nei momenti che più mi piacciono…

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Oggi mi riposo, poi lavoro ai film che sto mettendo insieme, progetto viaggi e mi preparo per il Sudafrica, dove torno con James Pearson e Caroline Ciavaldini…

Succede che si imparano cose nuove!

Continuando la preparazione… ho schivato zanzare nelle risaie tra Novara e Vercelli in una nottata stupenda.

Noi, marinai del mar Rosso. Una discesa in Grignetta

Una possibile nuova linea in Grignetta?

Se c’è una cosa che non mi aspettavo dopo questa discesa in Grignetta, era di chiedere a tutti e sentirmi dire la stessa risposta: “mah, non credo, non me ne hanno mai parlato!”

Comunque sia un bel giorno di qualche settimana fa mi faccio trascinare dall’entusiasmo di Paolo e andiamo in Grignetta e “vedere di fare qualcosa”.

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Onestamente il nostro obiettivo era un altro. Ma è andata bene anche così!

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Comunque sia, un po’ per errata valutazione, un po’ per il vento che la domenica ha soffiato in maniera brutale, abbiamo preso una decisione. Saliamo il giorno con calma, bivacchiamo su al Ferrari, ci godiamo il panorama e un’ottima cena a base di travellunch scaduti… e il giorno dopo vediamo il da farsi.

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Al mattino appena arrivano i primi fuggiaschi dalla nebbia, noi scappiamo armandoci i sci e ramponi, e, fra gli sguardi un po’ perplessi e scendiamo dal versante nord con gli sci.

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Ci buttiamo subito giù dalle catene priima di incontrare il canalino Federazione, che quest’anno non è in condizione, in direzione della Val Scarettone.

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Da qui i pendii si aprono e si chiudono. Dobbiamo cercare un po’, ma troviamo sempre uan via di discesa. Sempre alla cieca, ovviamente. Non era nostra intenzione passare di qui… Quindi non abbiamo né cartina né gps. Solo occhi e testa.

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I canali sono sempre abbastanza ripidi ma mai estremi, li scoviamo e ogni volta si lasciano sciare con dignità, anche se la neve bella è diversa. Che sia chiaro!

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E alla fine di ogni canale, quando va bene c’è una doppia o due, sempre su protezioni marce. Quando va bene sono ontani (quegli arbusti che circondano la Grigna, per intenderci) quando va male dobbiamo lasciare un chiodo su roccia quantomeno dubbia!

Ma tant’è, non possiamo tornare indietro. Anche se ogni tanto ci penso.

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La discesa diventa sempre più simile al canyoning, orienteering e disarting. Vediamo distintamente il sentiero che porta al Cavallo dalla val Mala, ma non capiamo come arrivarci. Siamo prigionieri di questa valletta del cacchio e continuiamo a scendere. Ogni abbozzo di traccia che troviamo è una fregatura. E col buio, ce nel frattempo è arrivato, continuiamo a scendere ossessivamente.

Gli sci sono ormai appesi allo zaino da tempo, e la macchina foto anche. Non siamo nella merda, ma sono le 8, è buio da 2 ore, continuiamo a fare calate brutte. E abbiamo solo una procorda da 50, 2 chiodi e un paio di cordini …

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Io vorrei bivaccare e continuare con la luce. Paolo ha una flebile speranza di presentarsi in valtellina per una cena romantica… Non ha capito! E io sono veramente stanco!

Perché, tra le tante cazzate, abbiamo finito il gas del fornello e non mangiamo né beviamo dalle 8 del mattino.

Comunque sia a una cert’ora riusciamo a uscire dalla val Scarttone e mettere i piedi nel letto della val Mala. Siamo quasi fuori dalla paltra.

E l’aiuto definitivo ci arriva dal buon Ale Lafranconi che avevamo avvisato per darci una mano a saltar fuori. Con un gioco di frontali riusciamo con un paio di calate e una risalita su bosco verticale di 30 metri a guadagnare il sentiero.

Una comoda oretta fino alle macchine, una birra al baretto di Rongio per festeggiare e via, di nuovo ai Resinelli e poi a casa!

Il nome della discesa è “noi, marinai del mar Rosso”.

Per farla è necessario avere tanta pazienza, un po’ di culo, una corda da 50, qualche chiodo e qualche fettuccia. Le pendenze massime direi che sono state intorno ai 45°, i pendii sempre abbastanza riparati o comunque tranquilli. Attenzione solo all’ingresso nella val Scarettone, l’ampio pendio potrebbe accumulare.

Il dislivello sarà di 1400-1500 metri, di cui 1000 si sciano. Le calate non le conto più, 15/20 circa…

Testo e foto sono protette da copyright dell’autore.

Un ringraziamento agli sponsor di Paolo che hanno contrinuito a questo propgetto, che si inserisce nella grande famiglia di SMOG 2015

Arc’teryx, Crispi, Black Diamond, Smith, Specialized.

Hyaena per Stefano Carnati

All’inizio del 1985 Andrea Gallo vede oltre dove si guardava a quel tempo e chioda Hyaena, all’Alveare, Finale Ligure

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Una pressoché inconsistente teoria di buchi svasi su una lavagna strapiombante dell’entroterra Finalese.

E parte l’assedio che si concluderà con la vittoria nel 1986. Sono anni di leggende e di veloce evoluzione, in cui internet non c’era e le notizie arrivavano frammentarie e gonfiate dal passaparola.

Sono gli anni della prima gara del mondo di “free climbing” a Bardonecchia.

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In quegli anni, per intenderci, Gullich sale Punks in the Gym, agli Arapiles, Jonny Dawes è in competizione furibonda per il grado massimo e sale Indian Face, Jerry Moffat è fuori dai giochi per i gomiti distrutti e Le Menestrel sta spingendo a tutta in Francia, salendo Le Rose et le Vampire e soprattutto “La rage de Vivre” a Buoux.

Sono nomi che hanno fatto la storia, sono vie che hanno molto più di un grado e un nome. Sono vie che raccontano e rievocano lotte, tendini, delusioni e successi. Sono vie che hanno misurato la forza degli scalatori degli ultimi 30 anni. Sono anche tiri dalla tecnica spesso complicata e non banale, che vanno al di la del puro esercizio ginnico. E sulle quali il successo, anche nel 2015 è tutt’altro che scontato!

L’albo d’oro di Hyaena da oggi vende anche il nome di Stefano Carnati!

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Auto endorsement

Con Jacopo Larcher abbiamo passato molto tempo a inseguire sogni, fare foto e filmare quest’estate.

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E per quanto “giovane” di cose da raccontare coincia ad averne.

Uno dei progetti a cui abbiamo lavorato è un suo “documentario”, che porterà in giro per farlo vedere e raccontare parte della sua storia.

Nato da una collaborazione con Marianna Zanatta e l’editing di 341, vi suggerisco di seguire i suoi spostamenti e andare a vedere il “lungometraggio”.

Nell’attesa che alcuni dei progetti messi in piedi ci concretizzi, potrebbero venirne fuori di grosse!